The Walking Dead - Una seconda stagione solo discreta

The Walking Dead è una serie televisiva horror tratta dall’omonimo fumetto di Robert Kirkman e trasmessa dal canale via cavo AMC. Ormai arrivato alla terza stagione e rinnovato per una quarta, questo show vede lo sceriffo Rick Grimes capeggiare un manipolo di sopravvissuti a seguito ad un’apocalisse scatenata dal risveglio dei morti, qui chiamati walkers e mai zombie. Il viaggio di questi uomini e donne verso un luogo sicuro dove vivere verrà ostacolato non solo dai morti viventi, ma anche dalle altre persone che incontreranno sul loro cammino: The Walking Dead, difatti, non è solo un semplice serial sugli zombie, ma vuole essere (anche se non sempre ci riesce) una riflessione sulla vera natura dell’uomo. Che cosa succederebbe se i morti tornassero e l’umanità fosse annientata? I pochi sopravvissuti si aiuterebbero l’un l’altro o si farebbero la guerra?

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Dopo una prima stagione di sei episodi divisa tra Atalanta ed i suoi dintorni e culminata con l’esplosione del centro epidemie, dove i nostri avevano sperato invano di trovare notizie sull’epidemia, la serie continua con una seconda di tredici puntate (più che raddoppiato il numero degli episodi, quindi, ma anticipo che la quantità non equivale alla qualità, come da proverbio), in cui lo scenario principale è una fattoria. Lo sceriffo Rick Grimes (interpretato dall’inglese Andrew Lincoln), a seguito di un grave incidente che vede coinvolto suo figlio Carl, trova fortunosamente rifugio insieme al gruppo nella fattoria del veterinario Hershel, il quale offre la sua ospitalità sinché il bambino non si sarà ristabilito del tutto. A seguito del nostro prode tutore della legge ci sono sua moglie Lori, il suo ex collega Shane, la bionda Andrea, la mite Carol con sua figlia Sophia, il vecchio Dale, il solitario Daryl, il corpulento T-Dog e il giovane Glenn. Questo gruppo eterogeneo va però a scontrarsi con ciò che è rimasto della famiglia del loro benefattore: le sue tre figlie Beth, Maggie e Patricia e il marito di quest’ultima, il buon Otis. E qui entrano in gioco le dinamiche della sopravvivenza: Hershel, fortemente religioso, è convinto che ci sia una cura per i walkers e i nostri scopriranno presto che ne ospita alcuni nel fienile nella speranza di farli tornare le persone che erano. Rick e gli altri saranno quindi fortemente combattuti sul da farsi: lasciare che l’uomo faccia ciò che ritiene più opportuno perché la fattoria è di sua proprietà o usare la forza eliminando i non-morti e appropriandosi del posto?

“La stagione è divisa in due parti a causa di un avvenimento che accade nel primo episodio”

Sostanzialmente, la stagione è divisa in due parti a causa di un avvenimento che accade nel primo episodio: la scomparsa di Sophia, figlia di Carol, che viene lasciata sola in un bosco da Rick che, impegnato ad uccidere dei walkers che la stavano aggredendo, le dice di aspettarlo in un punto preciso. Il ritrovamento della ragazzina (per così dire…) dopo ben sette puntate ed estenuanti ricerche da parte del gruppo si rivela anche il punto di rottura che porterà i vivi a riflettere su ciò che il mondo è diventato e Rick e Shane ad acuire ulteriormente i loro contrasti. Questo secondo ciclo di episodi, in gran parte ambientato nella suddetta fattoria e da più parti accusato di eccessiva lentezza, vede un cambiamento di rotta nelle ultime puntate che, tra l’altro, segnano un cambio di timone: lo “storico” showrunner Frank Darabont (autore di vari adattamenti di opere di Stephen King), dopo mai chiariti problemi con la produzione, cede il passo a Glen Mazzara. La gestione di quest’ultimo ha inizialmente dato un’impronta più action alla serie, che è poi tornata ai ritmi lenti che l’avevano contraddistinta agli esordi. Insomma, questa seconda stagione, pur annoverando diversi episodi filler (riempitivi: si dice in questi casi che la trama orizzontale, cioè quella che porta avanti la narrazione principale) ed un’eccessiva lentezza di fondo, ha il pregio di intrattenere discretamente.


70

L'intrattenimento è l'unica cosa che si può chiedere ora a The Walking Dead: nato come riflessione a tinte horror sull’umanità, è presto caduto preda di grossolani ed evidenti difetti: poca empatia con i personaggi dovuta alla loro scarsa caratterizzazione (di molti non sappiamo neppure cosa facessero prima dell’apocalisse!), scelte stupide da parte dei suddetti (Lori che per fare un test di gravidanza si reca all’aperto, nei campi, invece che nel bagno della fattoria!) e scelte poco sensate e forzate da parte degli autori (è davvero insensato far credere che le recinzioni della fattoria tengano lontani i walkers che, guarda caso, arrivano in massa giusto nel finale di stagione) ne hanno, a mio avviso, rovinato la visione rendendola nulla più che un semplice prodotto di intrattenimento come tanti altri. Un peccato se si pensa che questo show può annoverare, anche in questa stagione, episodi riusciti come What Lies Ahead e Beside the Dying Fire, rispettivamente prima ed ultima puntata.

  • Una storia dai risvolti horror che è anche una riflessione sulla natura umana.
  • Personaggi poco sviluppati e che, troppo spesso, compiono scelte assurde ed immotivate. Troppi episodi filler: la stagione avrebbe potuto benissimo essere composta da dieci episodi, invece che da tredici.