Non c’è da stupirsi, dopo il successo di pubblico e critica della prima stagione, che l’emittente televisivo britannico HBO abbia deciso di far proseguire le gesta delle casate dei Sette Regni con una seconda stagione de Il trono di spade, che raccoglie gli avvenimenti narrati nel terzo e quarto volume dell’edizione italiana (rispettivamente: Il regno dei lupi e La regina dei draghi). La saga fantasy che sta facendo impazzire milioni di fan nel mondo quindi è comparsa di nuovo sugli schermi di mezzo globo, pronta a far emozionare con il suo susseguirsi di intrighi, complotti e colpi di scena, una combinazione di fattori che qui sembra anche potenziata rispetto alla prima stagione e, grazie alla conoscenza di personaggi oramai consolidati e l’entrata di nuovi comprimari, raggiunge una gittata sempre più vasta.
Il rintoccare della musica dell’oramai celeberrima intro è rimasta invariata, ma diverso è l’ordine e il numero delle roccaforti che hanno modo di formarsi sotto quelle note, cosa che ci fa intuire che le forze in gioco sono decisamente aumentate. La Cometa di Sangue infatti ha iniziato a brillare in cielo, e sotto di lei ognuno si illude di intravedere nell’incerta situazione in cui versano i vari regni la svolta decisiva per il proprio tornaconto. Tyrion Lannister cerca di mantenere saldo un reame sotto la guida dell’infante e folle re suo nipote, Arya Stark scopre quanto è crudele il mondo e impara a farsi furba per sopravvivere, Rob Stark insieme alla madre Catelyn Tully si trova al centro del conflitto, Theon Greyjoy cerca di prendere l’iniziativa per rendere fiero il proprio padre delle Isole del Ferro, Daenerys Targaryen insieme ai suoi tre cuccioli di drago è alla disperata ricerca di fondi per il proprio regno perduto e Jon Snow ottiene la conferma che le cose non sono tranquille nemmeno oltre la Barriera, anzi…
Il vasto e complesso universo nato dalla mente di Richard R.R. Martin prende nuovamente forma grazie alla splendida messa in scena alla quale questa serie ci ha abituati. La qualità di scenografie e costumi è infatti ben risaputa, e qui conferma tutte le abilità dei tecnici che hanno preso parte a questo ambizioso progetto. Non c’è nulla che possa sembrare plasticoso o artefatto, accrescendo il senso di realismo esistente già prima sulla carta, proseguendo questo insolito modo di intendere il fantasy. I canonici eroi senza macchia e senza paura sono sostituiti da protagonisti decisamente umani, che si trovano a sporcarsi le mani e l’animo senza esitazione quando richiesto dagli eventi. Tutto questo è portato alle estreme conseguenze, in maniera forse più mirata degli eccessi della prima stagione ma con effetti ancor più disturbanti a causa della truculenza (visiva e psicologica) estrema di alcune scene.
Se però visivamente ci sono solo fattori positivi da annotare, lo stesso non può dirsi della sceneggiatura, che a mio avviso in alcuni frangenti commette dei clamorosi passi falsi. L’inizio infatti ci impiega molto a carburare, presentando le nuove forze in gioco senza la grinta necessaria che forse meriterebbero, e concentrandosi su numerosi (anche se necessari) particolari che in più di un’occasione rallentano clamorosamente il ritmo della narrazione. Tutte cose che per più di una puntata danno l’impressione che non stia succedendo nulla, particolare già esistente nella prima stagione ma che ora, una volta che tutto sembra essersi avviato e che più di un intrigo è già in atto, può creare maggior fastidio rispetto a quando la storia era appena iniziata e tutti i vari personaggi dovevano ancora essere presentati.
Sempre per quanto concerne la sceneggiatura però va annotata un’inaspettata deviazione di percorso rispetto a quella che era la cieca fedeltà al romanzo mostrata precedentemente. È così che la sottotrama di Daenerys ‘Nata dalla Tempesta’ Targaryen ha modo di prendere una piega inaspettata persino per coloro che avevano seguito le lotte per il trono di spade su carta (pur concludendosi in maniera non propriamente eccelsa), e a ciò si aggiungono altri piccoli passaggi che, pur non conducendo molto distante da quello che era in origine il risultato finale concepito da Martin, concedono qualche piccola sorpresa.
Tanti pregi ma anche qualche difetto macroscopico per questa seconda stagione, che nonostante tutto però riesce a intrattenere con gusto e (cosa rara) intelligenza, distraendo senza tuttavia far spegnere mai il cervello, e mostrando un’ineccepibilità tecnica sotto ogni punto di vista – fra i registi dei vari episodi si segnalano Alan Taylor, superstar del piccolo schermo e regista del prossimo Thor 2: dark world, e Neill Jordan, regista di Centurion – e condita con attori egregi. Motivi più che validi per proseguire l’immersione in questo mondo barbaro e violento ma che, grazie al suo carisma crudo e senza compromessi, finisce proprio per ammaliare.


Mi spiace Giacomo, ma io sto con Elena - per me modificare i tempi di narrazione avrebbe significato anche snaturare la trama e questo, per chi ama le Cronache, sarebbe stato inaccettabile. Comunque buon articolo
Seconda stagione che ho visto due volte (così come la prima)…io sono uno di quelli che dice che è proprio il capolavoro che tutti dicono xD (per rifarmi al tuo commento finale).
Ma alla fine è una bella serie, non l’ho mai negato, ma dopo che si sono viste cose come “I Soprano”, “Mad man” o lo stravolgimento registico/concettuale del “Twin Peaks” di Lynch, questa serie dice veramente qualcosa di nuovo?