Il trono di Spade - L’inverno è sempre di moda

HBO è un’emittente televisiva che ci ha abituati nel tempo a serie di grande successo (Sex and the City e I Soprano sono due esempi ampiamente noti, così come True Blood), contraddistinte dalla qualità degli interpreti e dalle brillanti sceneggiature. Nel caso di Game of Thrones (da noi Il Trono di Spade), naturalmente, c’era un vantaggio intrinseco costituito dalla straordinaria trama messa in piedi da George R.R. Martin, ma a prescindere da questo posso dirvi che anche questa volta HBO ha creato una serie di grande pregio, che negli ultimi tre anni ha riscosso un enorme e meritato successo in tutto il mondo. Trasmessa in Italia sul canale Sky Cinema 1, attualmente ha all’attivo due stagioni complete e una terza appena iniziata; Game of Thrones è tratta dal ciclo di romanzi fantasy Cronache del Ghiaccio e del Fuoco del già citato George R.R. Martin. La prima stagione, quella che noi andremo a trattare, è composta da 10 episodi di 60 minuti cadauno ed è basata sul primo romanzo della collana, intitolato appunto: “A Game of Thrones”, pubblicato in Italia dalla Mondadori in due volumi:  “Il Trono di Spade” e “Il Grande Inverno”.

 got 1 1 600x337 Il trono di Spade   Linverno è sempre di moda

Martin in passato aveva più volte rifiutato le richieste di adattamenti cinematografici delle sue opere, ritenendo che un film non sarebbe bastato a contenere la trama, per non parlare del problema delle numerose scene di sesso e violenza che difficilmente sarebbe stato possibile inserire nel mercato cinematografico senza i proverbiali scandali. Nel 2007 i diritti dei romanzi vengono finalmente acquisiti da HBO per l’adattamento sul piccolo schermo, un formato maggiormente in grado di sopportare la transizione dai romanzi. Gli sceneggiatori della serie sono D.B. Weiss, David Benioff ( noto per essersi occupato anche de La 25° ora, Troy, Il cacciatore di aquiloni e X Men – Le origini di Wolverine) e lo stesso Martin. La serie è da subito concepita per contenere un romanzo per stagione.

L’ambientazione è quella dei cosiddetti Sette Regni di Westeros. I Sette Regni, nome canonico del continente occidentale, sono governati dal re Robert Baratheon, attuale detentore del Trono di Spade così centrale nelle tematiche narrative. Il Re teme per la propria vita perché sente che la guerra è di nuovo alle porte a causa degli intrighi e delle mire al trono che, come vedremo, pullulano fra i membri delle nobili casate; per questo motivo egli incarica Lord Eddard Stark, suo amico e signore di Grande Inverno, di lasciare la sua casa per seguirlo ad Approdo del Re per ricoprire la carica di Primo Cavaliere, la seconda più importante nel regno. Nel frattempo Jon Snow, il figlio illegittimo di Eddard Stark, si arruola nei Guardiani della Notte e si reca sulla Barriera, un enorme muro di ghiaccio che separa il mondo degli uomini dalle ostili terre del Nord. Intanto Daenerys Targaryen e suo fratello Viserys, ultimi superstiti della Casa Targaryen (precedentemente sul Trono di Spade prima della rivolta di Robert Baratheon ) cercano di ricostruire il loro potere nelle selvagge terre al di là del mare.

“Il Re teme per la propria vita perché sente che la guerra è di nuovo alle porte a causa degli intrighi e delle mire al trono”

Questo breve riassunto non è che l’incipit del primo episodio della serie, ma nel corso della stagione non si può non notare l’incredibile complessità della trama che si svolge seguendo tante prospettive quanti sono i personaggi. Questa è una vera e propria narrazione corale. Nella serie, come nel libro, non esiste un vero protagonista ma una moltitudine di comprimari e ognuno di essi contribuisce, con le proprie avventure, a portare un diverso punto di vista allo spettatore. Solitamente in questi schemi narrativi gli sceneggiatori faticano a rendere il tutto armonioso e comprensibile, ma questa volta bisogna dar loro atto di aver lavorato in modo ineccepibile perché non solo sono riusciti a gestire magistralmente tutti i personaggi ma, grazie anche alla supervisione di Martin, sono rimasti incredibilmente fedeli all’opera originale, soprattutto rispetto ad altre trasposizioni più sfortunate.

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Il pregio più fulgido rimane comunque quello della caratterizzazione delle casate e dei personaggi che le compongono. Se è vero che gli Stark di Grande Inverno sono i primi che conosciamo e sembrano ricoprire il ruolo dei “giusti”, è anche vero che trovare un “cattivo” tradizionale nella serie è quasi impossibile. Tutti i personaggi sono infatti caratterizzati da luci ed ombre e anche quelli che inizialmente sembrerebbero i buoni spesso rivelano, magari in seguito, un lato oscuro. Questo modo di definire i personaggi dona all’opera un realismo che di rado si vede  in un fantasy e, in effetti, si tratta anche di uno dei punti di forza delle Cronache in quanto romanzo. Il realismo viene espresso anche dalla grande quantità di violenza e di sesso presente nella serie; in questi casi il rischio di scene gratuite e anzi deleterie è sempre in agguato, ma qui tali elementi sono sempre ben giustificati e quindi non risultano mai inutilmente ostentati, né di cattivo gusto; semplicemente fanno parte del mondo immaginato da Martin in modo essenziale.

Devo sottolineare poi anche la caratura del cast scelto per l’occasione. Doverosamente, il primo attore che va citato è Sean Bean che qui interpreta Eddard Stark (ma tutti lo ricorderanno come Boromir di Gondor nel Signore degli Anelli). Bean dà anche qui una grande interpretazione, donando così tanto carisma e fascino al suo personaggio da renderlo indimenticabile. Dopo Bean bisogna nominare lo straordinario Peter Dinklage nei panni del nano Tyrion Lannister e la splendida Emilia Clarke, perfettamente a suo agio nel ruolo di Daenerys Targaryen (non a caso entrambi vincitori del premio Emmy Award come migliori attori non protagonisti in una serie drammatica nel 2011). Per amor di brevità ho citato solo tre membri del cast che si sono contraddistinti, ma voglio assicurarvi che gli altri attori non sono da meno.

“Il pregio più fulgido rimane comunque quello della caratterizzazione delle casate e dei personaggi che le compongono”

Dopo la sceneggiatura ed il cast passiamo alla regia, che è stata affidata a quattro registi diversi: Tim Van Patten, Brian Kirk, Daniel Minahan e Alan Taylor. Questi sono tutti registi abitualmente al lavoro sulle serie TV, che certo non portano nulla di personale all’opera, ma svolgono bene il loro lavoro portando avanti una regia pulita e precisa. Un appunto va fatto in compenso agli effetti speciali che sono stati affidati alla BlueBolt, un’azienda specializzata in CGI che ha lavorato a diversi film, tra i quali: Pirati dei Caraibi – Oltre i confini del mondo, Fast & Furiors 5, Sherlock Holmes e Prince of Persia – Le sabbie del tempo. La BlueBolt anche in questo caso ha fatto un ottimo lavoro realizzando delle scene in CGI degne del grande schermo. Per concludere vi lascio con una notazione finale sulla sigla, acclamata a tal punto da aver ricevuto nel 2011 un  Creative Arts Primetime Emmy Award per il miglior design di una sigla.


90

Sembra che veramente nulla in questa serie sia stato tralasciato ed è proprio questo che rende, secondo alcuni, Il Trono di Spade una delle migliori serie televisive di sempre. Alcuni obietteranno (domani il collega Giacomo Festi vi offrirà una prospettiva un po' diversa sulla seconda stagione) che il ritmo non si addice propriamente al formato da serie televisiva, ma snaturare la narrazione sarebbe stata a mio avviso un'opzione decisamente peggiore.

  • Cast di livello eccelso per una serie tv
  • Scenografie mozzafiato
  • Caratterizzazione multiprospettica della trama
  • La narrazione si prende qualche pausa per seguire in tutto e per tutto la traccia dei romanzi