I Vichinghi, fiero popolo di guerrieri noti anche come Norreni, sono ricordati storicamente per le scorrerie medioevali sulle coste delle isole britanniche, della Francia e di altre parti d’Europa e a loro è stata dedicata un’attenzione non sempre costante da parte del cinema, focalizzata per lo più a cavallo degli anni ’50 e ’60 mentre poche sono state le eccezioni degne di nota negli ultimi anni. Anche quando tali eccezioni si sono verificate (esempi validi sono Valhalla Rising di Nicolas Winding Refn o il 13° guerriero di John McTiernan) l’obiettivo dei registi è spesso stato quello di rappresentare questo strano ed affascinante popolo in vicende dai toni onirici o quasi fantastici, piuttosto che dare un saggio storicamente accurato del popolo scandinavo. Vikings, serie televisiva canadese giunta da poco alla fine della sua prima stagione, ha tra i suoi meriti principali invece proprio quello di averci provato.
Di carattere storico, questa serie creata da Michael Hirst è stata trasmessa dal 3 marzo 2013 fino al 28 aprile, in 9 episodi, sulla rete televisiva History. La vicenda ha inizio nel 793 dopo Cristo alla vigilia dell’estate. Per i popoli navigatori di Norvegia, Svezia e Danimarca questo è un periodo nel quale ci si prepara alle scorrerie verso est, i saccheggi dei villaggi costieri infatti corrispondono all’attività più redditizia nel corso dell’intero anno. I popoli dell’est si stanno però via via sempre più impoverendo, e non tutti ormai sono felici della scelta dello Jarl (l’autorità più elevata a livello sociale) di continuare ad indicare quei territori come meta delle scorrerie, ma le possibilità di scelta sono piuttosto limitate. Un uomo però, Ragnar Lodbrok, proporrà quasi in toni di sfida al suo governatore locale, lo Jarl Haraldson di salpare quell’anno verso l’inesplorato ovest per la prima volta. La cosa suona come pura follia alle orecchie di quasi tutti i presenti nel salone delle riunioni, ma Lodbrok assicura di aver sentito voci su una terra ricca e pronta per essere saccheggiata, dall’evocativo nome di “Inghilterra”. Haraldson vieterà la missione e metterà a tacere tali sciocchezze, non conferendo all’uomo nemmeno una delle sue navi o membri dell’equipaggio, e gli consiglierà di salpare con lui verso est, come da tradizione, e di accontentarsi di quel poco che riuscirà a ricavarne. Rifiutando il divieto del suo signore, Ragnar Lodbrok salperà invece per il mare aperto dell’ovest con una nave costruita in segreto ed un manipolo di amici, poco più che sognatori ma che credono in lui. Dopo una traversata sfiancante toccheranno terra, una nuova: la Northumbria. Saccheggiato un monastero cristiano, il piccolo gruppo salperà immediatamente e farà ritorno a casa, mostrando allo Jarl Haraldson più oro di quanto egli non avesse visto da dieci anni a questa parte e ricevendo l’acclamazione di tutto il villaggio. L’unico non felice dell’impresa sarà però proprio Haraldson, sovrano disobbedito e ferito nell’orgoglio, che pianificherà un aspra e sanguinosa ritorsione nei confronti dell’intraprendente Lodbrok.
La storia della serie televisiva Vikings racconta quindi, in chiave romanzata, le avventure del guerriero vichingo Ragnar Lodbrok, una di quelle figure che nella storia, grazie alla scarsità di documenti scritti, sono divenute un misto tra leggenda e realtà. La vicenda avente protagonista questo eroe viene collocata in un periodo storico del tutto accurato, ossia nel periodo dell’espansione vichinga avvenuta tra l’VIII ed il IX secolo, quando i popoli norreni arrivarono effettivamente a toccare il Regno di Northumbria, regione dell’Inghilterra settentrionale facente parte dei Sette Regni Anglo-Sassoni. Nel raccontare tale periodo storico la serie presenta pregi e difetti. Dalla sua gode di una ricostruzione naturale ed autentica di ambientazioni e costumi, tutto girato su set reali con limitato (se non praticamente assente) uso di computer grafica. Frequenti e ben realizzate anche le scene di battaglia, senza l’uso soffocante di stop-motion nelle scene di azione come accade invece fin troppo spesso in altre serie simili. Storicamente parlando, l’accuratezza ha quasi del maniacale in certi episodi, mentre in altri troviamo, stranamente, errori grossolani che lasciano perplessi. Per portare un esempio, esiste un documento incredibile di Ibn Fadlan, scrittore arabo musulmano del X secolo, che descrive nei dettagli la complessa preparazione ed esecuzione di un funerale scandinavo. Uno degli episodi di Vikings è dedicato proprio ad un evento funerario e l’evento è stata ricreato alla perfezione, seguendo passo passo tale resoconto storico, andando così a creare una puntata meravigliosa; ma poi la serie è capace di smarrire la via quando si parla di argomenti all’apparenza più semplici da trattare, quasi scontati. Il difetto più grande del progetto forse risiede nella sceneggiatura, un po’ debole. Quando ci si discosta troppo dalla figura di Lodbrok o da quel poco che si conosce dai libri riguardo il periodo storico e si prova a sviluppare gli altri personaggi, infatti, le cosiddette sottotrame e gli intrighi tra i protagonisti non reggono e la sceneggiatura perde inevitabilmente di spessore, diventando elementare e ricordandoci che non siamo certo di fronte ad uno script curato come quello di un Trono di Spade. Positive invece le perfomance degli attori, con un Travis Fimmel convincente nei panni del fiero Ragnar Lodbrok e partecipazioni d’eccezione come il vincitore del Golden Globe Gabriel Byrne nel controverso ruolo del cupo sovrano Haraldson. Menzione speciale va alla sigla di apertura, sequenza video spettacolare sia per impatto visivo che musicale, con la canzone If I Had a Heart dell’artista svedese Fever Ray in grado di creare un’atmosfera epica e sognante, per una delle opening più convincenti mai viste.
Tirando le somme su Vikings, per ora inedito in Italia, mi sento di dire che meriterebbe di essere visto, perché nonostante i suoi difetti riesce ad intrattenere, coinvolgere e brillare di luce propria. Se possedete anche solo un minimo di passione per le fiction a sfondo storico e non avete in antipatia i Vichinghi in particolare, non esiste alcun motivo per privarvi della visione degli attuali 9 episodi che compongono questa serie, ben realizzata, forse un po’ ingenua, ma i cui pregi sono innegabili. Ben ricevuta dalla critica in generale, è stata già rinnovata da History per una seconda stagione di dieci episodi.
