Ben pochi titoli riescono ad essere adrenalinici e d’impatto come la saga di God of War. Creata dalle sapienti mani dello Studio Santa Monica, la serie ha mietuto anime e successi come poche altre esclusive nel mondo delle console. Ed è strano che due fra le principali saghe in esclusiva per le rispettive piattaforme abbiano deciso di chiudere la generazione con dei prequel: God of War, appunto, ma anche Gears of War: Judgment su Xbox 360. E’ ovvio che ormai i sequel, se ci saranno, serviranno a incendiare l’interesse per la prossima generazione, ma al momento è tempo di tornare al passato. Di capire cosa è successo. Eppure dopo aver finito God of War: Ascension vi domanderete: “Era davvero necessario farci un gioco per saperlo?”.
God of War: Ascension ci porta dove tutto è iniziato, ovvero quando Kratos si ribellò ad Ares e al patto che fu costretto a stipulare per salvarsi la vita. Poco dopo essere diventato il celebre “Fantasma di Sparta”. Per questo troveremo un Kratos tormentato ed arrabbiato (tanto per cambiare) intraprendere un viaggio per spezzare le catene del suo patto e così liberarsi dagli assalti delle Furie. Per chi fosse digiuno di mitologia greca le Furie, o Erinni, sono le tre impersonificazioni della vendetta, ovvero Aletto, Megera e Tisifone. Il loro compito era torturare alla follia chiunque avesse rotto un patto con gli dei o compiuto delitti contro la propria famiglia: insomma, il profilo perfetto per il nostro Kratos. Ma nonostante gli sforzi compiuti, durante l’avventura Kratos scopre di esser stato ingannato e plagiato per arrivare a compire il volere di Ares. Un viaggio che però è anche il più breve dell’intera saga, forse persino dei capitoli per PSP. Infatti, persino perdendo tempo a cercare per bene ogni nascondiglio segreto è possibile completare God of War: Ascension in poco più di sei ore, in un flusso temporale che ha poco di epico e molto invece di già visto. Nonostante il level design dei luoghi e dei personaggi sia sempre a livelli altissimi, la sensazione è di aver già ampiamente visto il sangue inondare quei luoghi, forse naturale conseguenza di trovarsi al sesto capitolo di una saga un po’ stanca di essere sempre e comunque arrabbiata.
Il gameplay di God of War: Ascension è quello classico che si è affinato e consolidato nei vari capitoli. I colpi si diversificheranno solo a seconda del potere che di volta in volta il giocatore decide di attivare: fuoco, ghiaccio, elettricità e anime. Ogni potere ovviamente risulta legato alla divinità olimpica canonica: Ares, Zeus, Poseidone e Ade. Come tradizione vuole il gioco alterna scontri feroci, con un bestiario già ampiamente massacrato nei capitoli passati, a sessioni di “ragionamento” per sbloccare porte o passaggi. In questo caso avremo a disposizione alcuni strumenti magici utili per queste fasi di gioco, in particolare la Gemma di Uruboro con cui possiamo invecchiare o ringiovanire determinate parti dei livelli, così da liberare o ricostruire certi oggetti, ad esempio ponti, ruote idrauliche o statue giganti; ma l’artefatto è molto utile anche in combattimento per bloccare un nemico dentro una simil-bolla di stasi in cui sarà alla mercé dei nostri colpi. A questo si aggiungono altri ninnoli magici che avranno un ruolo minore all’interno degli enigmi, tipo il “fermaporta” donato da Orkos, figlio di Ares e della regina delle Furie. Tale pietra servirà solo a bloccare alcune leve per evitare la chiusura di porte o lo spostamento di piattaforme, ma in combattimento evoca un manesco figuro che prenderà a botte qualche nemico al posto nostro. Per il resto, segnalo la conferma dei QTE nelle fasi più spettacolari delle mosse finali e dei filmati, insieme a tanto tanto testosterone.
L’unico elemento veramente interessate di God of War: Ascension è il multiplayer che per la prima volta entra nella serie. In questa modalità dovremo creare un nostro campione, qualcuno che incontreremo peraltro durante il single player, e decidere a quale divinità votarlo. Questa scelta sarà fondamentale per conferire al nostro avatar poteri e items differenti dagli altri. Scelta che comunque resterà all’interno dei quattro dei che abbiamo già citato per i poter di Kratos. Una volta provato il tutorial che ci insegnerà i colpi che possiamo assestare, le parate, le schivate e così via, verremo spediti nell’arena. E qua, appena entrati in partita, ci troveremo davanti un immenso picchiaduro multigiocatore dove ce la daremo di santa ragione con gli altri players.
Parte del successo nello scontro sta nella capacità del giocatore di sfruttare i livelli e gli oggetti che ogni tanto compariranno come catapulte, Gemme di Uruboro, energia vitale o mana. L’unica vera pecca che ho trovato nel testare questa modalità è la confusione che si genera quando più giocatori combattono nello stesso punto, rendendo l’azione molto confusa e quindi meno gestibile. Nonostante ciò, tale multiplayer sicuramente non sarà in grado di portare, tanto per restare in tema, God of War: Ascension nell’olimpo dell’online, ma sicuramente ha il pregio di proporre qualcosa di nuovo all’interno della saga, allungando al contempo la longevità del titolo che altrimenti sarebbe risultata abbastanza inconsistente.



