L’universo Free to Play è uno dei più sfaccettati che i videogiochi hanno al suo interno, con esperienze di ottimo livello, disfatte storiche e tanti (troppi?) titoli che francamente occupano solo spazio sui server. Abbiamo visto titoli dai nomi storici ripiegarci per evitare il fallimento ed altri che hanno deciso di sfruttarne l’appeal per darsi visibilità, ma ben pochi sviluppatori hanno realmente dato vita a un titolo che si possa dire memorabile. Troppe volte i Free to Play nascondono un’altra e ben più fastidiosa realtà, il tristemente noto: Pay to Win. Volete vincere facilmente? Pagate e pur avendo un livello misero otterrete armi, armature e abilità che nessun giocatore potrà ottenere nemmeno dopo giorni di gameplay. E purtroppo ho visto titoli molto promettenti naufragare verso questa realtà. Tutto questo per affermare che non è tutto oro ciò che è gratis, anche se tale modalità ci porta a vedere con occhi più benevoli titoli che forse non avrebbero molto da meritarsi.
E’ questo il caso di WarFrame? Mi verrebbe da rispondere un “nì”, ma vediamo meglio i suoi vari aspetti. Warframe nasce dalle esperte mani dei Digital Extremes, una software house che ha all’attivo il buon Dark Sector e le conversioni di titoli come Bioshock 2 e The Darkness II. In particolare l’esperienza di Dark Sector, sopratutto a livello di estetica visiva, sembra essere stato il punto centrale dello sviluppo di Warframe. Il design dei livelli, dei nemici e sopratutto degli esoscheletri da combattimento (chiamati appunto WarFrame) ricordano in maniera impressionante il loro primo gioco. Anche l’uso di colori tendenzialmente freddi e l’utilizzo di sfocature a video per sottolineare le azioni di gioco sono significative in tal senso. Ma veniamo alla trama. WarFrame tenta di portare il multiplayer dentro un trama che purtroppo non ha alcun spessore per poter realmente spingere il giocatore a portare avanti la sua esperienza di gioco. Infatti noi interpreteremo i Tenno, ovvero una razza aliena sull’orlo dell’estinzione che si affiderà, come ultima soluzione prima della catastrofe, alle Warframe, mistici esoscheletri antichi capaci di dare una resistenza incredibile a chi le indossa.
Il resto della trama consisterà semplicemente nel combattere i nostri antagonisti, ovvero i Grinner, in tutta la galassia con azioni diversificate: attacco, estrazione di ostaggi, furto di dati, eliminazioni di figure di spicco, eccetera eccetera. Ogni tanto troveremo anche un forma di vita che ricorda molto da vicino un poco sapiente mix tra i necromorfi di Dead Space e i Flood di Halo…e persino alcuni robot alquanto anonimi. A tutto questo si aggiungono purtroppo livelli tutti uguali visivamente e poco ispirati nel design, tanto che alla fine poco importa trovarsi in un complesso minerario, un’astronave, una base militare o una stazione di ricerca: ci sarà sempre una grata d’areazione da cui poter entrare.
Il gameplay è fondamentalmente una sessione co-op a quattro giocatori che dovranno per l’appunto cooperare per raggiungere l’obbiettivo…anche se, escludendo alcune porte apribili solo in due, il resto starà molto alla volontà dei compagni perché il gioco non sembrare invogliare molto alla collaborazione. Tante volte si sente infatti il bisogno di partire in solitaria per fare più punti. Un aspetto molto interessante invece è l’integrazione delle armi bianche, come le katane, per il corpo a corpo e altri poteri sbloccabili salendo di livello. La sensazione passando dalle armi da fuoco allo scontro diretto è piacevole e molto soddisfacente, ma nelle fasi iniziali il combattimento è molto limitato e sembra di vedere un banale TPS dove alcuni Ninja si sono dati alle scorribande nello spazio. Solo livellando (o acquistando altri personaggi) è possibile diverse meccaniche di gioco che portano nuove possibilità e strategie, anche se il periodo di personalizzazione può risultare troppo lungo per alcuni giocatori che potrebbero essere invogliati ad abbandonare il titolo già nella fase inziale.
E se questo non vi basta, Warframe purtroppo soffre ancora di una serie notevole di problemi tecnici e bug. Un po’ troppi per essere giustificati dalla targhetta: open beta. Problemi come crash, cache corrotte, interruzioni della connessione, strani campi di forza invisibili nei livelli, movimenti mal calcolati; insomma un’esperienza di gioco che ancora non riesce a scrollarsi di dosso i limiti tecnici. La sensazione che ne ho avuto è stata quella di un titolo tirato via, quasi fosse un compito da consegnare il prima possibile ai giocatori senza alcuna passione o strategia sul lungo termine.


