The Cave, il ritorno di Ron Gilbert

Ci sono dei nomi, nell’industria videoludica, in grado di far accelerare i cuori dei nostalgici più navigati. Ron Gilbert, per aver donato alle masse perle come Maniac Mansion e Monkey Island, è sicuramente in questa lista. Pertanto è perfettamente normale che l’attenzione in genere riservata a produzioni dai budget simili a PIL di piccoli stati del Terzo Mondo sia stata, anche solo per un attimo, spostata sulla sua ultima produzione: The Cave.

the cave 1 600x337 The Cave, il ritorno di Ron Gilbert

Cos’è The Cave? A voler essere semplicistici lo si potrebbe bollare con un “giochino simpatico in grado di attirare anche l’interesse della propria ragazza/o in genere sbuffante di fronte a necromorfi o Covenant di sorta.” Questa descrizione però può andare per chi si accontenta della superficialità o per chi era troppo occupato a cercare la carta di credito dopo aver visto il nome di Gilbert, completando l’acquisto a scatola chiusa.
The Cave è un’avventura, una storia, uno scherzo preparato dalla grotta (che fornisce appunto il titolo al gioco) nella voce narrante di Gilbert stesso. Tutto prende il via proprio fuori dalla caverna, nel momento in cui bisogna scegliere i tre coraggiosi personaggi che si addentreranno nelle profondità della Terra. Personaggi che camminano abilmente su di un sottile filo, sospesi fra parodia e stereotipo; fra questi il cavaliere, lo zoticone, l’esploratore, il viaggiatore del futuro, i gemellini di matrice burtoniana, il monaco shaolin e lo scienziato. Se avete letto con attenzione avrete notato che ho fatto riferimento a tre personaggi, per poi elencarne sette in totale. The Cave permette infatti di creare la propria squadra che avanzerà nel gioco in modo diverso da quanto potrebbe fare un’altra combinazione di personaggi. Ognuno di loro, all’interno della caverna, dovrà affrontare una missione dedicata, una storia tutta per lui. Il Cavaliere dovrà salvare ad esempio la dama del castello (tanto per cambiare), ma lo scienziato devia alquanto da ciò che ci si aspetterebbe e pertanto vi evito spoiler. Del resto, in un gioco in cui il protagonista principale è lo stesso ambiente di gioco, impersonato dallo stesso sviluppatore, sarebbe alquanto banale aspettarsi una storia lineare e priva di qualsivoglia deviazione comico/grottesca.

“The Cave si dipana fra battute, situazioni surreali e indovinelli”

Ogni personaggio può accedere alla zona della caverna a lui dedicata solamente grazie al potere che lo contraddistingue. Sì, avete capito bene, i personaggi sono dotati di specifici poteri. Il Cavaliere, ad esempio, è in grado di generare un’aura protettiva che lo salva dalle frecce, dal fuoco dei draghi, dalle cadute e ostacoli vari. Per poter vivere la sua avventura quindi bisognerà sfruttare tale potere per arrivare illesi alla fine di un precipizio, cosa non fattibile dai suoi compagni di viaggio. Nelle aree in comune, inoltre, tali capacità saranno utili per velocizzare la risoluzione di certi enigmi che, altrimenti, richiederebbero lo spostamento di tutti e tre i personaggi come mi accingo a spiegarvi…

The Cave si dipana fra battute, situazioni surreali e indovinelli, in genere di natura ambientale: sposta la cassa, alza la leva, rimetti la cassa, raccogli la dinamite, aspetta il momento giusto e così via. Purtroppo questo è uno degli aspetti fondamentali del gioco e devo notare che pecca forse di un’eccessiva semplicità, senza mai spingere il cervello del giocatore verso il surriscaldamento. Problema che, per i più esperti del genere, potrebbe essere la breccia per una noia di fondo dovuta anche ad una scelta a livello di game design alquanto problematica: i tre personaggi non si muovono da soli. Certo, un gioco dove i personaggi si muovono da soli è un film, non un videogame; ma se i personaggi da muovere sono tre la cosa potrebbe andare per le lunghe. Nel momento in cui ci si vuole muovere all’interno della caverna bisogna selezionare il primo personaggio, portarlo avanti, selezionare il secondo e farlo riunire al suo compagno. Operazione da ripetersi poi con il terzo. Se questo meccanismo viene sfruttato per dar vita ad enigmi divisi in tre parti dove bisogna posizionare ognuno dei protagonisti per procedere, diventa comunque logorante nel momento in cui bisogna semplicemente muoversi o, procedendo per tentativi, provare diverse combinazioni all’interno di una stanza della caverna.

 

Questo aspetto assume connotati masochisti quando, completate le storie del primo trio, si vuole ripetere l’esperienza con altri tre personaggi diversi per vivere le loro avventure dedicate. Le aree della caverna in comune sono tutte da rifare per la seconda volta… e il settimo personaggio? Beh, per quello bisogna rifare il gioco una terza volta, o lo si lascia nell’ignoranza. Fortunatamente The Cave non è un gioco lunghissimo, parliamo di circa tre/quattro ore “a giro”, calcolando poi che nel caso del secondo ed eventuale terzo giro, gli enigmi posizionati nelle zone della caverna in comune fra tutti sono già noti e quindi veloci da superare.


70

Alla fine della fiera la caverna di Ron Gilbert è, come dicevo all'inizio, un titolo in grado di attirare l’interesse anche di coloro che sono allergici ai videogiochi più classici come sparatutto o action. Ma riesce a farlo in modo simpatico, intelligente e rilassante. Offre almeno quattro ore di puro divertimento in cui ridere, annoiarsi (a volte) e lascia la piacevole sensazione di essersi riposati, abbastanza rara ormai nel mondo videoludico. Tuttavia, non si può sperare di trovarci un gioco straordinario e/o rivoluzionario.

  • L’umorismo permea il gioco
  • Gameplay semplice e immediato
  • Buon rapporto qualità/prezzo
  • Alcune fasi potrebbero annoiare
  • Enigmi a volte troppo semplici