Brutal Legend si esibisce su Steam

Diversi anni or sono, nei titoli iniziali del divertentissimo Micromachines (e non solo) by Codemasters, appariva la fiera espressione “pure gameplay“. Ora, non ci troviamo di fronte ad un prodotto dei Codies nè tantomeno davanti ad un gioco di guida arcade. Eppure, parlare di “pure gameplay”, puro divertimento, nel caso di Brutal Legend, mi pare quantomai azzeccato. Nell’epoca dei titoli che strizzano sempre più l’occhio alla dottrina del QTE (Quick Time Events) o al mondo del cinema, tentando di battere strade sempre più vicine ad un coinvolgimento di stampo, appunto, cinematografico, eccoci ad affrontare un bagno di sangue, pigiando tasti furiosamente: “pure gameplay” insomma, in tinte metal.

Infatti, dopo circa tre anni (era il lontano 2009) dalla release per console, si rende disponibile anche su Steam, per le fauci golose degli utenti PC, la creazione del grande Tim Schafer (creatore, tra i tanti, di Grim Fandango). Probabilmente, anche chi non ebbe modo di provarlo all’epoca, avrà senz’altro avuto modo di sentirne parlare; il buon Jack Black, in compagnia del mangiapipistrelli Ozzy Osbourne ed altri personaggi magnificamente caratterizzati, in un’ambientazione che farà certamente la felicità degli amanti della letteratura gotica e fantastica.

La storia narra le vicende di Eddie Riggs, che ha le fattezze dell’attore, roadie che si guadagna da vivere in un’epoca che non gli appartiene. Legato com’è all’anima più vera e inossidabile del rock ‘n’ roll, svolge le mansioni che attengono ad un roadie, in maniera quasi schifata e con profondo distacco. Ed è proprio durante un concerto della band che supporta, (un gruppo di pagliacci che si rifanno solo nell’aspetto esteriore al Dio Metal) che Eddie rimane ferito, schiacciato dalla scenografia del palco. E’ allora che parte del suo sangue cola nella fibia della sua cintura, un oggetto dai poteri divinatori, che evoca un gigantesco demone e richiamano, egli e la sua anima, in una dimensione parallela metal-fantasy, dove l’umanità è ridotta in schiavitù e giace in catene.

Un mondo parallelo, che però forse appartiene al nostro eroe più di quello reale, nel quale era un pesce fuor d’acqua e fuori dal tempo. Ma qui la situazione è leggermente diversa; in catene e ridotta in schiavitù, dicevamo, l’umanità versa in stato moribondo, tenuta ancora strenuamente in piedi dalla resistenza di un manipolo di coraggiosi, che Eddie avrà l’occasione di incontrare quasi subito, dopo il risveglio.

“La parte migliore del gioco sta nell'esplorazione dell'ampio scenario e nella risoluzione di sidequest”

La struttura del gioco, che non cambia di una virgola rispetto alla controparte console, poggia le basi su un’anima prettamente adventure/esplorativa con evidenti venature strategiche (più precisamente, RTS), il tutto a sua volta calato in un contesto open-world, tanto caro a molti utenti in questa generazione. Un universo ricco di personaggi strambi e divertenti, pieno zeppo di side quest da completare, affiancate alle ore che ci aspettano per completare la main quest. Ad onor del vero, non troppe, anzi. Dedicarsi solamente al perseguimento dell’obiettivo principe nello story mode, vi porterà via appena una manciata di ore, sei all’incirca. Molta della carne al fuoco del gioco, risiede proprio nella bellezza dell’esplorazione dell’ampio scenario e nella risoluzione delle storielle sparse in giro.

In un titolo dall’anima così fortemente metallara, nell’ambientazione, nel design e nel comparto sonoro, non potevano mancare strumenti di morte ad hoc; il grintoso Eddie brandisce infatti una portentosa ascia (Separator) estratta dalla roccia (omaggio alla leggenda di Excalibur, evidentemente), con la quale sterminerà orde di druidi, eserciti della morte, sguinzagliati da chi tiene in pugno l’umanità: il crudele Imperatore Doviculus. Ma se ciò non dovesse bastare a ridurre in poltiglia i felloni, ecco giungere in nostro soccorso l’oggetto culto dell’intero movimento metal: una chitarra Flying V (Clementine), che tutti gli amanti del genere conosceranno assai bene, essendo stata la “bambina” di alcuni tra i più famosi chitarristi della storia. Ma quella che nel mondo reale si “limita” a produrre acuti e devastanti suoni distorti, nell’universo parallelo ha, per la nostra gioia, poteri di fulmine in grando di incenerire chi vi si para davanti, anche a forza di portentosi assoli da eseguire mediante pressioni combinate dei tasti del joypad (combinazioni che saranno utili anche per sbloccare alcuni oggetti e rendere accessibili talune aree nel mondo del gioco). Possibile che tali armi, che faranno venire l’acquolina in bocca agli amanti della distruzione totale, vengano relegate in secondo piano dalla natura in parte strategica, della quale parlavamo? Gli amanti dell’azione vecchio stile non abbiano troppi timori. Le sessioni RTS sono in realtà scontri campali tra eserciti rivali, che in fondo consistono nella distruzione del palco rivale e poco più, in quanto a complessità, considerando anche la relativa semplicità e standardizzazione dei controlli e delle truppe disponibili. Due righe per citare anche la modalità multiplayer, che consente ad otto giocatori contemporaneamente di sfidarsi in queste sessioni, in mappe dedicate. Ma l’esplorazione del mondo (anche tramite vetture roboanti) e il combattimento faccia a faccia rimangono gli elementi più interessanti di Brutal Legend.

C’è da ammettere che, con tutta probabilità, molti fra coloro che volevano giocare a Brutal Legend l’avranno già fatto nel 2009. Inoltre, questo porting è eccezionalmente povero di novità, tali da invogliare ancor di più all’acquisto o, addirittura, al riacquisto sulla piattaforma PC. Nessuna ottimizzazione particolare, se si esclude il supporto alle risoluzioni più elevate dei monitor. La veste grafica non appare certo così sgargiante come all’epoca e non vengono per nulla in aiuto i portentosi hardware a disposizione, sfortunatamente. Le cut-scene sono piuttosto soporifere, il labiale spesso fuori sincronia e il multiplayer è totalmente incolore. Senza contare la brevità della storia, che in poche ore si srotola completamente, fino a concludersi con l’amaro in bocca. Solo aspetti negativi, quindi? Non proprio. La vena di Tim Schafer, si nota eccome. L’ambientazione e il design dei personaggi, come dicevo, ci giungono ancora freschi e curati, fino al 2013 e faranno la gioia degli appassionati di musica metal, anche grazie alla presenza di certi loschi e amabili figuri e soprattutto ad una colonna sonora che non poteva non cavalcare alcune delle più belle pagine di musica heavy. Il divertimento e le cose da fare, poi, non mancano di certo, soprattutto per quanto concerne l’esplorazione e la risoluzione di quest secondarie, slegate dalla trama principale. Avrebbe certamente fatto piacere e giovato, un impegno maggiore nel proporre qualcosa di nuovo e diverso, a tanti anni di distanza dall’uscita su console, questo è indubbio.


70

Se siete tra quelli che non giocarono il titolo nel lontano 2009 e, al contempo, cercate un pò di azione spensierata, condita da musiche immortali e un'ottima caratterizzazione generale, potete tranquillamente prendere in considerazione l'ipotesi di spendere € 15,00 per portarvi a casa (si fa per dire) il gioco su Steam. Non aspettatevi certo l'ultimo ritrovato tecnologico, nè l'esaltazione delle novità in ambito gameplay, ma "soltanto" azione e personaggi divertenti. Ad ogni modo, i veri appassionati della musica Heavy Metal nonché amanti di quel personaggio di nome Jack Black possono anche alzare di cinque punti la votazione finale.

  • Direzione Artistica
  • Sfrontato, irriverente e divertente
  • Colonna sonora
  • Tecnicamente povero
  • Conversione frettolosa, senza alcuna novità
  • Non rivoluziona né tantomeno inventa nulla