È brutto da dire, ma non va negato che negli ultimi anni il genere fantascientifico abbia perso parecchi punti a favore del cugino fantasy, e che anche nell’industria della settima arte la cosa si è risentita. È da molto che non abbiamo modo di assistere a un vero evento fantascientifico, una pellicola di genere puro (anche se, come molti affermano, il genere puro oramai non esiste più) che possa dare uno scossone al moderno modo di narrare. Poteva essere la volta dell’Inception di Christopher Nolan, anche se definirlo un film fantascientifico sarebbe parecchio riduttivo, e con il Prometheus di Ridley Scott sappiamo più o meno tutti com’è andata. Questo Oblivion quindi poteva essere il film in grado di sancire questo clamoroso smacco, anche perché il trailer sembrava premonitore di un progetto originale davvero meritevole e aveva generato in tutti gli appassionati del genere un certo hype.
La trama è ambientata nel classico futuro non troppo lontano. Lì la Terra ha subito un terribile attacco da una non ben specificata civiltà aliena, che ha distrutto la luna come primo segnale di guerra. L’umanità alla fine è riuscita a cacciare via gli invasori, ma la mancanza del loro satellite ha creato una serie di scompensi ambientali che hanno ridotto il pianeta in un deserto, costringendo gli umani a compiere un esodo su Titano. Qui seguiamo le vicende di Jack Harper, marine n°49 che ha il compito di eliminare gli ultimi alieni rimasti e di controllare il corretti funzionamento di alcune idroturbine intente a risucchiare l’acqua della Terra affinché venga utilizzata per creare nuova energia. La tranquilla routine che passa insieme alla partner nella base volante viene interrotta dall’atterraggio improvviso di una navicella. Jack va a controllare, e scopre che essa contiene dei corpi criogenizzati. Ma non riesce a capire come mai i droni che sorvegliano la Terra li abbiano registrati come un pericolo…
Gli ingredienti tipici del genere puro ci sono tutti, il che potrà far felici tutti gli appassionati. Ciò che però deluderà tutti coloro che amano il cinema raccontato in un certo modo è la mancanza di carisma che sembra albergare in tutta la pellicola. L’inizio è quanto di più soporifero si sia potuto vedere di recente nelle sale, con la voce fuori campo del protagonista che narra gli eventi che hanno caratterizzato l’ambientazione del film, mentre delle riprese aeree immortalano la desolazione lasciata dal terribile conflitto descritto. Un cliché narrativo scontatissimo e che toglie molta credibilità al tutto, specie se poi la pellicola prosegue prendendosi anche parecchio sul serio. Un po’ di autoironia avrebbe sicuramente giovato, perché quello che siamo costretti ad assistere si svolge con una mancanza di mordente tale da indurre uno straniante stato di sonnolenza per tutta la prima parte, durante la quale non succede nulla e parecchie sequenze inutili sono dilungate in maniera eccessiva. Particolare demerito va al regista Joseph Kosinski (autore del soggetto originale, pensato inizialmente per una graphic novel mai realizzata), già regista dell’imperfetto ma tutto sommato godibile Tron: Legacy, che a differenza della sua precedente fatica non riesce neppure a compensare i difetti di trama con delle trovate visive interessanti, negando al tutto parte di quella spettacolarità che ci si sarebbe aspettati da una pellicola del genere. Certo le esplosioni ci sono e con esse anche le dovute acrobazie, ma purtroppo da sole non bastano. Anche perché sono abbastanza slegate dagli avvenimenti della vicenda principale.
Come se non bastasse è doveroso segnalare anche un script abbastanza banale che, pur sforzandosi di fornire alcuni colpi di scena, cade solamente nella banalità, saccheggiando molto di quanto la fantascienza ha avuto da offrire negli ultimi anni. Non stupitevi quindi se nello scoprire lo snodo principale della vicenda potrete avvertire diversi deja-vu di film come Moon di Duncan Jones, e che renderanno quindi molto facile l’anticipare le vicende di Oblivion. Una bella batosta per un film con tutta questa ambizione, che elargisce elucubrazioni su elucubrazioni mal frammentate da momenti action abbastanza risibili, e che però solo all’ultimo sa tirare fuori tutto il proprio potenziale. Potenziale che però è logorato da quanto detto prima, e che a causa di una narrazione abbastanza confusa porta con sé anche alcuni passaggi narrativi non immediati. Un peccato, specie pensando che a questo progetto hanno collaborato (oltre al regista) i due sceneggiatori premio Oscar di The Departed – Il bene e il male e Little Miss Sunshine.
Posso solo tessere lodi, invece, per quanto concerne gli effetti speciali e la colonna sonora, quest’ultima molto debitrice degli echi di un certo Hans Zimmer, e che da la giusta carica che certe situazione meritano. Purtroppo ad essa non si sposi una dinamicità registico/autoriale altrettanto degna.
Poco da dire anche sugli attori. Tom Cruise appare fisicamente in forma, e fa il possibile per sostenere una parte strampalata ma troppo stereotipata e poco divertente. Molto belle le comprimarie femminili Olga Kurylenko e Andrea Riseborough, quest’ultima poi affrontante una parte molto interessante ma però poco sfruttata. Abbastanza fuori luogo invece l’ormai onnipresente Morgan Freeman, al quale si accosta un inaspettato Nikolaj Coster-Waldau – il Jaime Lannister de Il trono di spade.



