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an
Festano - Oct 27 2012 17:13
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Planetside 2 Hands-on
Oct 26 2012 18:10 |
Alessio
in Giochi
Quando, nel 2003, Sony Online Entertainment rilasciò Planetside, il titolo consentiva ai giocatori di ingaggiare epiche battaglie mai viste prima d’ora in uno sparatutto: si è trattato del primo esemplare di MMOFPS, ovvero sparatutto in prima persona ambientato in un mondo interamente persistente.
Per la prima volta gli appassionati non erano più limitati alle battaglie fra una dozzina di giocatori o poco più, da svolgere in anguste mappe che restituivano ben poco della presunta guerra su vasta scala fra eserciti (o similia). In Planetside centinaia di soldati potevano partecipare alla stessa battaglia e, soprattutto, questa battaglia non si resettava dopo un quarto d’ora, bensì era caratterizzata dalla persistenza: l’obiettivo era il controllo dei territori e quindi delle basi in essi situate, ma perché una base cambiasse padrone, per così dire, serviva in qualunque caso un intervento dei giocatori, il più semplice e diretto possibile: la conquista.
Naturalmente non si trattava di una lotta di tutti contro tutti, che sarebbe stata insopportabilmente caotica. Durante la creazione del personaggio, al giocatore era richiesto di affiliarsi con una fra tre fazioni predefinite: New Conglomerate, Terran Republic e Vanu Sovereignty. Anche in questo caso si trattava di una prima assoluta per uno sparatutto, mentre fra i MMORPG un paio d’anni prima Dark Age of Camelot aveva inaugurato la stagione del cosiddetto Realm vs Realm, cioè lotta fra tre fazioni per il controllo dei territori; non a caso, proprio come in Daoc si è sviluppata una base di fan legatissima al gioco e fedele fino allo stremo alla fazione prescelta.
Purtroppo ciò non è bastato a Planetside per sfondare nel mercato di massa. Come hanno ammesso candidamente alla SoE di recente, infatti, c’erano almeno due grossi ostacoli fra il successo conclamato di pubblico e il primo capitolo di questa saga: tanto per cominciare, il titolo aveva una visione e un concept talmente avanzati da costituire un problema per le limitazioni tecnologiche del tempo. In alcune aree del mondo la diffusione della banda larga era ancora agli albori e questo pesava molto sulla scelta di giocare ad un titolo che, fra l’altro, richiedeva anche il pagamento di un canone mensile (come tutti i giochi massivi, allora); inoltre, l’azione di gioco non era propriamente all’altezza degli altri sparatutto contemporanei, un fattore immediatamente penalizzante per chiunque si avvicinasse al gioco senza essere già allettato dalla scala o dalla persistenza delle battaglie.
Planetside 2, però, promette di essere un’altra storia. La banda larga è ormai diffusissima (anzi, nella nostra Italia attendiamo con trepidazione di poter usufruire della fibra) e soprattutto il publisher ha deciso di cavalcare l’onda del free-to-play, che in questo caso è anche una scelta ponderata in vista del gameplay: come abbiamo detto, l’obiettivo è di mantenere server pieni di giocatori che partecipino a battaglie mastodontiche e di certo il modello F2P non può che aiutare in tal senso. Da parte loro, gli sviluppatori hanno tentato di creare uno sparatutto che sia in grado di competere con i migliori esemplari del genere, uno sforzo non semplice che tuttavia SoE crede di aver raggiunto con successo, come ci spiegava Tramell Ray Isaac, direttore artistico di Planetside 2 nonché nostro “presentatore” del gioco. Per quanto abbiamo potuto vedere con i nostri occhi, ci sono riusciti in pieno: il feeling è analogo a quello già provato con Battlefield 3, se non addirittura più convincente, inoltre il motore è caratterizzato anche da accorgimenti come il bullet drop (la naturale traiettoria a scendere dei proiettili secondo le leggi della fisica) che ormai sono considerati fondamentali per gli sparatutto “a tripla A”, come si suol dire negli Stati Uniti.
Tramell ci ha anche confidato che Sony Online Entertainment sta lavorando a stretto contatto con nVidia, il colosso produttore di schede grafiche, per implementare nel modo migliore la tecnologia PhysX in Planetside 2. Non ci sarà distruzione su larga scala come negli ultimi capitoli della serie Battlefield, in quanto ciò potrebbe essere causa di problemi tecnici considerevoli (frame rate, lag e quant’altro) data l’enorme quantità di giocatori coinvolti nello stesso momento; tuttavia, potranno essere implementate forme di distruzione più leggere ma comunque visivamente appaganti.
Anche graficamente il paragone con Battlefield 3, da molti ritenuto lo standard in questo settore (almeno nella versione PC), regge tranquillamente grazie al Forgelight Engine, un motore di nuova generazione realizzato appositamente per i titoli MMO di SoE, Everquest Next incluso. Non conosciamo con precisione le specifiche della macchina utilizzata, ma di certo il titolo richiederà una configurazione performante per poter essere goduto ai massimi settaggi; il risultato merita ampiamente lo sforzo, comunque, e con il prosieguo dello sviluppo (va ricordato che il titolo è entrato da pochi giorni in fase beta) ci aspettiamo ulteriori miglioramenti.
Planetside 2 ha confermato tutte le ottime premesse durante la prova/presentazione che ci è stata concessa. Si tratta di uno dei titoli più interessanti in arrivo nel panorama MMO, con le sue caratteristiche uniche (persistenza, battaglie su larga scala), una qualità in tutto e per tutto paragonabile ai migliori FPS e la possibilità di fruire di tutto ciò gratuitamente. Naturalmente per sviscerare a dovere le molteplici classi e veicoli a disposizione dei giocatori bisognerà attendere una prova estensiva della versione beta, che speriamo non tarderà ad arrivare. Di certo, se dovessimo sbilanciarci ora sarebbe facile pronosticare un successo ben superiore a quello ottenuto dal primo Planetside, ma com’è noto la differenza fra un buon gioco e un capolavoro è spesso nei dettagli. Concludiamo allora con l’auspicio che SoE prenda le migliori decisioni per il gioco in fase beta, dando pieno ascolto al feedback dell’utenza, a differenza di quanto accaduto per altri MMO dalle ottime potenzialità poi sprecate.
Per la prima volta gli appassionati non erano più limitati alle battaglie fra una dozzina di giocatori o poco più, da svolgere in anguste mappe che restituivano ben poco della presunta guerra su vasta scala fra eserciti (o similia). In Planetside centinaia di soldati potevano partecipare alla stessa battaglia e, soprattutto, questa battaglia non si resettava dopo un quarto d’ora, bensì era caratterizzata dalla persistenza: l’obiettivo era il controllo dei territori e quindi delle basi in essi situate, ma perché una base cambiasse padrone, per così dire, serviva in qualunque caso un intervento dei giocatori, il più semplice e diretto possibile: la conquista.
Naturalmente non si trattava di una lotta di tutti contro tutti, che sarebbe stata insopportabilmente caotica. Durante la creazione del personaggio, al giocatore era richiesto di affiliarsi con una fra tre fazioni predefinite: New Conglomerate, Terran Republic e Vanu Sovereignty. Anche in questo caso si trattava di una prima assoluta per uno sparatutto, mentre fra i MMORPG un paio d’anni prima Dark Age of Camelot aveva inaugurato la stagione del cosiddetto Realm vs Realm, cioè lotta fra tre fazioni per il controllo dei territori; non a caso, proprio come in Daoc si è sviluppata una base di fan legatissima al gioco e fedele fino allo stremo alla fazione prescelta.
Purtroppo ciò non è bastato a Planetside per sfondare nel mercato di massa. Come hanno ammesso candidamente alla SoE di recente, infatti, c’erano almeno due grossi ostacoli fra il successo conclamato di pubblico e il primo capitolo di questa saga: tanto per cominciare, il titolo aveva una visione e un concept talmente avanzati da costituire un problema per le limitazioni tecnologiche del tempo. In alcune aree del mondo la diffusione della banda larga era ancora agli albori e questo pesava molto sulla scelta di giocare ad un titolo che, fra l’altro, richiedeva anche il pagamento di un canone mensile (come tutti i giochi massivi, allora); inoltre, l’azione di gioco non era propriamente all’altezza degli altri sparatutto contemporanei, un fattore immediatamente penalizzante per chiunque si avvicinasse al gioco senza essere già allettato dalla scala o dalla persistenza delle battaglie.
Planetside 2, però, promette di essere un’altra storia. La banda larga è ormai diffusissima (anzi, nella nostra Italia attendiamo con trepidazione di poter usufruire della fibra) e soprattutto il publisher ha deciso di cavalcare l’onda del free-to-play, che in questo caso è anche una scelta ponderata in vista del gameplay: come abbiamo detto, l’obiettivo è di mantenere server pieni di giocatori che partecipino a battaglie mastodontiche e di certo il modello F2P non può che aiutare in tal senso. Da parte loro, gli sviluppatori hanno tentato di creare uno sparatutto che sia in grado di competere con i migliori esemplari del genere, uno sforzo non semplice che tuttavia SoE crede di aver raggiunto con successo, come ci spiegava Tramell Ray Isaac, direttore artistico di Planetside 2 nonché nostro “presentatore” del gioco. Per quanto abbiamo potuto vedere con i nostri occhi, ci sono riusciti in pieno: il feeling è analogo a quello già provato con Battlefield 3, se non addirittura più convincente, inoltre il motore è caratterizzato anche da accorgimenti come il bullet drop (la naturale traiettoria a scendere dei proiettili secondo le leggi della fisica) che ormai sono considerati fondamentali per gli sparatutto “a tripla A”, come si suol dire negli Stati Uniti.
Tramell ci ha anche confidato che Sony Online Entertainment sta lavorando a stretto contatto con nVidia, il colosso produttore di schede grafiche, per implementare nel modo migliore la tecnologia PhysX in Planetside 2. Non ci sarà distruzione su larga scala come negli ultimi capitoli della serie Battlefield, in quanto ciò potrebbe essere causa di problemi tecnici considerevoli (frame rate, lag e quant’altro) data l’enorme quantità di giocatori coinvolti nello stesso momento; tuttavia, potranno essere implementate forme di distruzione più leggere ma comunque visivamente appaganti.
Anche graficamente il paragone con Battlefield 3, da molti ritenuto lo standard in questo settore (almeno nella versione PC), regge tranquillamente grazie al Forgelight Engine, un motore di nuova generazione realizzato appositamente per i titoli MMO di SoE, Everquest Next incluso. Non conosciamo con precisione le specifiche della macchina utilizzata, ma di certo il titolo richiederà una configurazione performante per poter essere goduto ai massimi settaggi; il risultato merita ampiamente lo sforzo, comunque, e con il prosieguo dello sviluppo (va ricordato che il titolo è entrato da pochi giorni in fase beta) ci aspettiamo ulteriori miglioramenti.
Planetside 2 ha confermato tutte le ottime premesse durante la prova/presentazione che ci è stata concessa. Si tratta di uno dei titoli più interessanti in arrivo nel panorama MMO, con le sue caratteristiche uniche (persistenza, battaglie su larga scala), una qualità in tutto e per tutto paragonabile ai migliori FPS e la possibilità di fruire di tutto ciò gratuitamente. Naturalmente per sviscerare a dovere le molteplici classi e veicoli a disposizione dei giocatori bisognerà attendere una prova estensiva della versione beta, che speriamo non tarderà ad arrivare. Di certo, se dovessimo sbilanciarci ora sarebbe facile pronosticare un successo ben superiore a quello ottenuto dal primo Planetside, ma com’è noto la differenza fra un buon gioco e un capolavoro è spesso nei dettagli. Concludiamo allora con l’auspicio che SoE prenda le migliori decisioni per il gioco in fase beta, dando pieno ascolto al feedback dell’utenza, a differenza di quanto accaduto per altri MMO dalle ottime potenzialità poi sprecate.
Gioco:
Gioco di test #1
Giochi: Pro:
Affanghoul
Giochi: Contro:
Fanghoul
Giochi: Voto:
100
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