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La Casa di Alvarez: non il solito, banale remake

Ci sono tanti motivi per odiare i remake – per chi fosse a digiuno di termini cinematografici, i remake sono i rifacimenti di vecchie pellicole con le nuove tecnologie. Si discute molto su quanto il cinema abbia perso la voglia di raccontare qualcosa di nuovo e l’appoggiarsi a una storia già risaputa può far credere anche ai più ottimisti che effettivamente le cose da dire sono davvero finite. Ci sono dei casi però in cui questo detto non si dimostra altro che uno dei molti luoghi comuni della settima arte, dato che se realizzati da mani sapienti anche i remake possono portare qualche piccola innovazione. Basti pensare a La cosa di John Carpenter, remake de La cosa che venne da un altro mondo di Howard Hawks, che con la sua dose di splatter fumettoso ed estremamente esagerato riuscì a risollevare una storia quasi asettica, dandole nuova linfa (poco importa se poi venne fatto il remake del remake, con un risultato del tutto ignorabile). Oppure si pensi al ‘kafkiano’ La mosca di David Cronenberg, un capolavoro del body horror, anch’esso un remake de L’esperimento del dottor K di Kurt Neumann. Due esempi che possono far comprendere che se la materia di partenza viene traslata e tradotta sotto un nuovo profilo, persino l’operazione del rifacimento può riservare qualche piccola sorpresa. Concetto che doveva essere ben chiaro a Sam Raimi quando decise di affidare all’esordiente Fede Alvarez il compito di girare nuovamente il suo vecchio cult di tre decadi fa: La Casa.

Le vicende che hanno portato alla realizzazione di questa pellicola sono abbastanza turbolente. Sam Raimi ebbe modo di visionare un corto del giovane autore sudamericano, rimanendone molto impressionato. Decise quindi di prenderlo sotto la sua ala protettrice per aiutarlo a portare a compimento il suo primo lungometraggio (un po’ come ha fatto Peter Jackson con Neill Bloomkamp per District 9), quando però la produzione decise di interrompere sul nascere il loro progetto. Raimi comunque non si perse d’animo e, giacché da tempo meditava di promuovere un rifacimento de La casa (o The Evil Dead), optò per affidare la regia proprio ad Alvarez, col risultato che ora tutti possiamo vedere.

La pellicola è stata scritta dalla superstar Diablo Cody (ex stripper e ora pilastro della moderna sceneggiatura grazie a titoli come Juno e Young Adult) insieme al regista e al di lui conterraneo Rodo Sayagues, e riprende grosso modo le vicende del precursore originario. Dei ragazzi si ritrovano in una casa nel bosco per aiutare una del gruppo a passare un periodo senza drogarsi, stando attenti che l’astinenza non la porti a fare qualcosa di pericoloso. Troveranno però nella cantina della casa un libro malefico e, dopo averlo letto, risveglieranno le forze del male presenti nelle vicinanze.

“Aaaaaaargh!”

E ora la domanda fatale… vale o non vale la pena di (ri)vedere questo film? Stranamente sì. Anzi, i risultati sono di gran lunga migliori rispetto a quelle che erano le (scarse) aspettative che aleggiavano sul web e sulle riviste specializzate. Questo perché l’odierno remake, pur rifacendosi come format al cult che tutti abbiamo imparato a conoscere e ad amare (pur avendo l’involontaria colpa di generare una serie di cloni insulsi e in certi casi anche dannosi), a conti fatti è un film totalmente diverso. Raimi aveva realizzato la pellicola che ha dato il via a questo progetto con un budget ai limiti del ridicolo e con degli effetti fatti in casa (scusate il gioco di parole), a volte addirittura improvvisati, confidando su un senso del gore ai tempi davvero rivoluzionario e senza precedenti, condendo il tutto con un’ironia onnipresente. Qui Alvarez invece si prende decisamente sul serio, l’ironia viene esclusa a priori, e intesse una lineare ma accattivante storia di fantasmi e possessioni, infarcendola di sangue e interiora. Il ritmo è sostenuto, con delle inquadrature che raramente sfociano nel banale, facendo denotare che il giovane regista sa il fatto suo, con una competenza tecnica davvero ottimale e un saggio uso anche degli effetti sonori – una scena di assoluto silenzio prima che la possessione della povera, disgraziata protagonista sia completa mi pare una sequenza destinata a fare scuola. Ci sono anche i dovuti rimandi agli originali, e qui La Casa attinge da entrambi i primi due capitoli (che sarebbero continuati poi nel leggendario L’armata delle tenebre), riproponendo scene cult come lo stupro della giovane ragazza da parte dei rampicanti, aggiungendoci un qualcosa di suo che faccia cambiare la prospettiva concettuale della scena. E qui sta proprio la vera prova di talento, perché il riuscire a rimane indipendente nonostante rimandi più o meno velati e circoscritti è un lusso che solo in pochi sanno permettersi.

Poco altro da dire su una pellicola che sulla carta dovrebbe essere modesta e dimenticabile ma che durante la visione sa sconvolgere ed emozionare. Gli attori non offrono performances miracolose, ma risultano idonei al ruolo che ricoprono, come pure le musiche di Roque Baños López. Potete quindi andare al cinema senza troppe remore, per lasciarvi catturare da queste accattivanti forze malefiche.


70

In pratica Fede Alvarez vince la partita con un tiro diretto che rischiava di diventare un fuoricampo, realizzando una pellicola torbida e truculenta in maniera quasi impensabile (e malata), con alcune chicche di regia non trascurabili che aggiungono lustro a un'operazione decisamente commerciale ma che riesce a distinguersi dalla massa di sottoprodotti tutti uguali. La prova che (quasi) ogni cosa può diventare un piccolo capolavoro se le menti che ne stanno dietro sanno lavorare con la dovuta intelligenza.
Resta solo da vedere ora se il giovane regista sudamericano, quando lavorerà su un soggetto personale, riuscirà ad essere ugualmente efficiente nelle azioni come nelle intenzioni, mostrando così al mondo se questo caso è stato o meno che un fortunato fuoco di paglia - o sangue. Ma è comunque un cineasta giovane, e bisogna confidare che l'esperienza possa renderlo un autore ancora migliore e più capace.

  • Usa in maniera saggia i cliché del genere
  • Vive di luce propria
  • Violenza tale da esaltare gli amanti dello splatter...
  • ...ma potrebbe impressionare i più sensibili
  • Alla fine, è comunque l'ennesimo remake!
2 comments
Marco Boschini

Felice che sia stato recensito positivamente anche qui, l'ho visto fare dalla stragrande maggioranza della critica, quindi quando deciderò di vederlo lo farò a cuor leggero e con atteggiamento positivo.

Unico appunto a quanto scritto, non vedo tutta questa "ironia onnipresente" nella Casa di Raimi. Al massimo un tocco leggero. La prima Casa era un horror in piena regola, mentre era la Casa 2, già di per se remake dell'opera prima del regista, ad aver introdotto tutta la parte ironica.

Ito

in effeti La Casa di Raimi era puro horror, se non ricordo male da qualche parte avevo letto che Raimi era già partito con l'idea del seguito più ironico.